

Pubblichiamo di seguito la testimonianza di un nostro operatore inserito all’interno del progetto, a cui va il grazie per il cammino percorso nella Caritas diocesana a servizio dei più fragili.
“Non avrei mai pensato di avere a che fare con il carcere, con i detenuti, era un mondo che proprio non conoscevo. Ma la vita è sempre altro, ciò che accade è sempre diverso da quello che ci si attende.
E così è cominciato il mio servizio nell’ambito del progetto Caritas “Casa Mia”. Nel tempo, infatti, da un progetto pensato, strutturato e avviato, è diventato una dimora dove l’umanità può rifiorire grazie all’incontro umano, grazie ad uno sguardo di bene che ti abbraccia, un luogo dove il servizio deve essere fatto bene, dove l’io viene messo da parte e attraverso il lavoro fatto bene si viene educati a stare insieme e a costruire una comunità.
Operando nell’ambito del progetto ho imparato a guardare gli ospiti non come detenuti, ma come uomini, come persone che hanno bisogno di riscattarsi per ricominciare a vivere da uomini liberi.
Lo stile dell’ascolto, in questi casi, è diventato l’unico lasciapassare per entrare in punta di piedi nella vita della persona che hai davanti. Entri da forestiero, ma diventi subito amico, perché in te l’altro pone la sua fiducia. Allora ti rendi subito conto di quanto queste esperienze siano feconde, perché generano un bene disinteressato che trova il proprio fondamento in un valore cristiano: la Carità.
Tutto allora può prendere consapevolezza, perché comprendo che nulla accade per caso e questo dev’essere motivo di crescita e di conversione“.
Francesco